Rassegna stampa

21 luglio 2019 – Il Piccolo

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9 marzo 2019 – Il Piccolo

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Triesteallnews

ITIS di Trieste, scabbia: vinta la battaglia, situazione di nuovo sotto controllo.

di Roberto Srelz

foto realizzata da ufficio stampa A.S.P. ITIS

La scabbia, all’ITIS di via Pascoli, Trieste, non è più un pericolo: già dal 28 di febbraio la situazione è di nuovo pienamente sotto controllo. “Siamo stati professionali e in gradi di risolvere in tempi rapidi un problema serio, sviluppando anche, assieme all’azienda sanitaria, procedure interne per fronteggiare una situazione, considerata la presenza di molti anziani non autosufficienti, non contemplata dai protocolli ministeriali. Questo nonostante le critiche e le parole cattive nei nostri confronti scritte sui Social Network”. La soddisfazione di Aldo Pahor e del gruppo dirigente della grande struttura di via Pascoli è evidente, supera l’amarezza per le critiche ricevute e sottolinea il successo che l’istituto ha avuto nel risolvere andando alla radice di una situazione che fra dicembre e gennaio, con un picco di 32 casi di infezione fra i residenti e 10 fra gli operatori sanitari, si era manifestata in maniera preoccupante. “L’ITIS di Trieste non è una casa di riposo comunale, ma una ASP, un’azienda di servizi alla persona; non è quindi finanziata dal Comune. È una cosa che tengo a sottolineare perché spesso ci sono delle cattive interpretazioni: il denaro che spendiamo per il nostro funzionamento deriva direttamente dal nostro bilancio. Questa è la realtà, e per noi risolvere il problema verificatosi a fine anno ha rappresentato uno sforzo molto importante”.

È stata la dottoressa Rosanna Missan, dirigente sociale, a riassumere per la stampa tutte le tappe del problema vissuto dall’ITIS nelle recenti settimane. “Dal primo caso, denunciato il 28 di novembre” ha spiegato Missan “abbiamo avuto un periodo di latenza fino a fine dicembre, momento in cui gli operatori della residenza Palma hanno segnalato ai medici numerosi casi, più di 10, di persone che presentavano prurito persistente. Il 4 di gennaio il medico presente all’ITIS ha valutato la situazione come critica: 14 persone con disturbo alla pelle persistente da diversi giorni. In autonomia, quindi, senza ancora diagnosi certa, la nostra decisione è stata quella di iniziare la profilassi: i casi potenzialmente anche solo sospetti sono stati trattati come se si fosse in presenza di malattia diagnosticata. Martedì 8 gennaio, lo specialista dermatologo del distretto sanitario ha emesso il suo bollettino di diagnosi, piuttosto pesante: 10 casi di scabbia a carico di anziani residenti all’ITIS e 4 riguardanti gli operatori assistenziali. Il numero finale di casi diagnosticati, quindi certi, di scabbia è stato di 32 fra i residenti e 10 a carico degli operatori sociosanitari”. L’istituto ha quindi adottato da subito tutte le misure di profilassi previste dal dipartimento sanitario di prevenzione, elevandole da subito, per i casi conclamati, al livello massimo, in modo rigoroso, e mantenendole fino al 28 febbraio 2019, come indicato dalla letteratura scientifica che riporta un periodo minimo di sei settimane senza che si presentino nuovi casi prima di poter considerare sconfitta l’infezione del parassita. “Questo”, ha sottolineato ancora Missan, “ha comportato costi notevoli: come spese, abbiamo raggiunto i 105 mila euro, una cifra importante. La voce più corposa è rappresentata dai dispositivi di protezione monouso, camici e guanti, che abbiamo voluto mettere a disposizione anche ai familiari e visitatori dei residenti in modo da alleviare il disagio portato da un isolamento forzato. Le altre voci importanti sono state naturalmente lavanderia e pulizie intensificate in quantità e tipologia, nonché lo smaltimento dei rifiuti sanitari speciali”.

Il vicedirettore, dottoressa Eleonora Brischia, ha da parte sua ricordato quanto importante sia stato l’intervento immediato e il modo collegiale in cui l’istituto ha operato per fronteggiare il problema del parassita. “All’ITIS lavorano più di 400 persone, 250 delle quali sono operatori sociosanitari e 35 infermieri: per affrontare e risolvere l’emergenza è stato importante il lavoro di squadra, è stato molto intenso e ha coinvolto anche le ditte e organizzazioni che lavorano in appalto. Nella fase più acuta del problema le indicazioni del dipartimento di prevenzione ci hanno imposto anche di evitare passaggi di operatori fra una residenza e l’altra, e questo ha creato criticità e, purtroppo, anche un disservizio nei confronti degli anziani, per il quale ci scusiamo. Per compensare questo abbiamo attivato nell’ultimo periodo servizi aggiuntivi nei confronti degli anziani, e sono proprio loro, assieme ai loro familiari, che vogliamo ringraziare per la pazienza e la collaborazione dimostrata. E tutti i lavoratori per la professionalità e la coesione che ci ha permesso di uscire dall’emergenza”. Con il mese di marzo, quindi, e il ritorno a una situazione normale, l’ITIS ha ricalendarizzato le sue attività, che durante il periodo da dicembre a marzo avevano subito un rallentamento dovuto alla necessità di ridurre la socializzazione degli ospiti e a mantenere una separazione forzata. L’obiettivo della nuova calendarizzazione, quello di prendersi cura di chi si prende cura delle persone più fragili, e assieme a ‘Movimento Donne Trieste’ e alla Fondazione CRTrieste sono stati programmati per tutto l’anno in corso incontri con due psicologi a disposizione dei familiari e degli ospiti. Viene attivato, inoltre, un nuovo servizio con residenza in mini-appartamento per gli Over 65, per vivere in una realtà protetta e innovativa.

Sulle cause delle prime infezioni, che già da dicembre avevano sollevato il livello di attenzione dell’ITIS ed erano state, come da obbligo di legge, immediatamente riportate, rimane incertezza. L’ipotesi iniziale di provenienza dall’esterno – attraverso il contatto con un parente di un residente, o un operatore – rimane probabile, ma non certa, in quanto accorgersi di portare il parassita e diagnosticare l’infezione non è semplice e immediato. L’infezione provocata dall’acaro, che diventa parassita umano, può essere scambiata per orticaria o per normale irritazione, e diventa più sospetta con il trascorrere del tempo e la permanenza del rossore che inizia ad accompagnarsi a bolle. Tempo, però, che può essere anche di settimane, periodo più che sufficiente a consentire l’incubazione e l’ulteriore diffondersi del parassita, in particolare in ambienti chiusi e ricettivi come possono esserlo quello di una residenza per anziani anche non autosufficienti. Una parola di soddisfazione degli organi dirigenziali dell’ITIS è stata anche per lo scongiurato aumento delle rette che sarebbe potuto derivare dalle mutate leggi nazionali riguardanti l’IRES per gli enti non commerciali: “Abbiamo aspettato il più possibile”, ha commentato Pahor, “fiduciosi in una revisione positiva di quanto era stato deciso a livello nazionale, ed evitando di conteggiare la variazione giornaliera da subito. Abbiamo avuto ragione: le rette rimangono invariate e senza aumenti”.

 

25 gennaio 2019 – il Piccolo

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