ITIS alla ribalta nazionale

IL REPORTAGE DE IL GIORNALE

Carezze, maschere strappate e foto dei nipoti. Tra i nonni in isolamento dell’Itis di Trieste

Viaggio nell’Itis, la grande residenza per anziani della regione
più «vecchia» d’Italia. Il medico: «Lo dobbiamo aiutare fino all’ultimo»

FAUSTO BILOSLAVO

Trieste «Xe la fine del mondo», sbotta Bruna spinta su una sedie a rotelle da un’infermiera in tuta bianca da marziana per proteggersi dal virus. Non contagiata e pimpante ha voluto a tutti i costi restare nella sua stanza della struttura per anziani, anche se l’intera ala è «zona rossa» con gli ospiti tutti positivi. Non è riuscito a convincerla neppure il figlio medico. «Iero già prima con le donne infettade, che gaveva la febbre – racconta nel cantalenante dialetto triestino -. Il virus? Non ho paura per me, che sono anziana, ma per i giovani come mio nipote che deve sposarsi il 30 maggio».
L’Itis è la storica e più grande struttura per anziani di Trieste fin dai tempi dell’impero austro-ungarico con 350 ospiti isolati dal mondo esterno. I contagiati sono 26 nelle residenze Ciclamino, Stella alpina e Bucaneve trasformate in zone rosse nettamente separate dagli altri anziani. L’emergenza case di riposo riguarda anche il Friuli-Venezia Giulia: oltre 170 strutture per 10.930 anziani. Almeno in 24 sono stati registrati 270 casi positivi al virus e 90 decessi. Quasi la metà dei posti letto sono concentrati fra Gorizia, Monfalcone e Trieste, la città più «vecchia» d’Italia. Ben 17 residenze per anziani piccole e grandi, sono contagiate dal virus solo nel capoluogo giuliano e nell’isontino. Al punto che a Trieste si sta pensando di «impiegare una nave per trasferire dalle case di riposo a rischio ricavate nei condomini circa 150 anziani positivi», secondo il vicepresidente della Regione, Riccardo Riccardi, assessore alla Sanità, che guida l’emergenza dal «bunker» della Protezione civile di Palmanova.
Gli ampi corridoi dell’Itis sono desolatamente vuoti. «Non esistono solo gli eroi negli ospedali. Anche nelle strutture protette per anziani come la nostra ci sono uomini e donne in prima linea nell’assistenza contro il virus per 1200 euro al mese», sottolinea il presidente dell’ente, Aldo Pahor. Una trentina di operatori ha contratto il Covid-19, altri sono in malattia, pochi hanno dato le dimissioni per paura, ma trovare personale non è facile. Il 75 per cento è straniero e gli operatori vivono e dormono dentro la struttura.
La coordinatrice infermieristica, Silvia Abate, è coperta dalla testa ai piedi dalla tuta bianca antivirus, da guanti e mascherina e pure da una visiera. Fa una certa impressione vederla dall’altra parte della porta a vetri, dietro un cartello di area invalicabile con scritto «zona rossa Covid-19». Parte degli anziani contagiati sono affetti da demenza senile e aiutarli non è facile. «Non comprendono la gravità della situazione – spiega Silvia -. Si strappano via le mascherine e se lasciamo il gel disinfettante in giro se lo bevono».
L’Azienda sanitaria ha mobilitato delle mini task force per le case di riposo. Matteo Picerno è uno dei medici sul fronte del virus, si infila con scrupolosa attenzione la tuta blu protettiva. Nella residenza Larice, usata come filtro, «salviamo gli anziani isolandoli e controllando eventuali sintomi», spiega. Nella stanza di Claudio esegue il tampone all’ospite, che lo considera una specie di angelo custode. Il giovane medico ammette l’impatto emotivo: «Dobbiamo assistere fino all’ultimo chi non ha senso far morire in ospedale. Tenere una mano, una carezza o parlare dei figli e dei nipoti vuol dire tanto per chi se ne sta andando». All’Itis i morti accertati per la pandemia sono solo quattro, ma quelli presunti molto di più.
Il presidente Pahor racconta che «una delle difficoltà più grandi in questa emergenza è stato reperire le protezioni individuali per operatori e ospiti. Le mascherine chirurgiche, le più banali, che pagavamo 4 centesimi adesso le vendono a 1 euro». L’Itis è in attesa di un grosso carico di 40mila mascherine dalla Cina saldato in anticipo sperando che «non vengano fermate in qualche paese di transito», spiega Pahor. La struttura perde 160mila euro al mese e ha intaccato il patrimonio per sborsare 250mila euro solo per protezioni e prestazioni speciali dettate dall’emergenza.
Da oltre un mese i parenti non possono visitare i familiari, ma ricevono informazioni quotidiane. Qualcuno protesta e chiede visite protette o contatti in videochiamata ma per ora è possibile solo mandare messaggi. Dean, un gioviale operatore, è l’addetto alla consegna e mostra le foto stampate della nipotina riccioluta e della famiglia di un ospite mandate via posta elettronica. Il testo è scritto a caratteri cubitali: «Cara mamma ti mando queste foto con un grande abbraccio da tutti noi. Ti vogliamo tanto bene».
Tullio, ex medico di 97 anni, fa da «portavoce» degli anziani non contagiati ma isolati per la loro sicurezza, che si intravedono in attesa del pranzo. «Questo virus non è solo un nemico invisibile, ma subdolo – dichiara con sorprendete lucidità -. L’isolamento è uno dei principi cardine della prevenzione. È dura per tutti, ma solo così sconfiggeremo il contagio».

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2 pensieri riguardo “ITIS alla ribalta nazionale”

  1. Sig.aldo pahor belle parole ma la realtà e che ci sono persone che lavorano da voi con tutte le precauzioni del caso pero bisogna avere più cuore e disponibilità chi ha avuto e ha il coraggio di lavorare e non mancare a lovoro bisogna premiarli con incentivi e retribuiti molto di più di quello che hanno inoltre buoni pasto il personale se viene trattato bene ti da il doppio di quello che si chiede invece ce solo uno spogliatoio per uomini e donne senza che ci sia un po di privarsi ho saputo che si butta tantocibo che si potrebbe dare a chi non ha la possibilità di averlo belle parole ma i fatti sono ben diversi i tamponi li avete fatti perché si è saputo che cerano i controlli e siccome dovete dare conto li avete fatti solo poco giorni fa non va bene piccole e significative iniziative per il personale fanno solo de bene

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    1. Sono d’accordo con una gratificazione concreta per i lavoratori che con coraggio e sacrificio hanno messo a disposizione le proprie competenze in questo difficile periodo. Purtroppo non è nelle mie facoltà disporre in tal senso ma ritengo debba venire dallo Stato un riconoscimento verso tutte le categorie coinvolte per non escludere nessuno. Per quanto riguarda gli spogliatoi, per motivi sanitari sono stati divisi per ogni singola residenza ma gli spazi a disposizione non ci hanno consentito, se non nel solo caso della residenza Narciso, di separare le donne dagli uomini. Sono dispiaciuto ma credo siano comprensibili i motivi.
      La questione del cibo: anche in tempi normali e non solo ora in stato d’emergenza il cibo avanzato, per ragioni di igiene, non può essere donato. Ho comunque parlato con il nostro chef che mi ha assicurato che niente viene sprecato, tutto viene utilizzato al meglio e con rispetto.
      Non è nelle competenze di ITIS, infine, disporre di tamponi diagnostici. Tutte le iniziative al riguardo arrivano, in termini di tempo e quantità, da coloro che sono deputati a tale compito: i medici.
      A loro e all’Azienda Sanitaria che rappresentano va il nostro ringraziamento. Come tutti gli operatori in ITIS, lavorano anch’essi con coraggio e sacrificio e ITIS, con tutti gli operatori che al suo interno lavorano, da sempre non entra mai negli aspetti sanitari ma segue scrupolosamente il loro autorevole parere e le loro pronte indicazioni.
      Colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta tutti gli operatori che lavorano in ITIS nessuno escluso, sono tutti importanti, ciascuno con il proprio compito.
      Aldo Pahor, presidente A.s.p. ITIS

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